MONUMENTI
COSA VISITARE NEL CENTRO CITTADINO
Il Forte Sangallo Il lato nord - ovest del pianoro tufaceo su cui sorge Civita Castellana è occupato dal Forte Sangallo. Venne fatto costruire da Alessandro VI Borgia su un precedente edificio di età medioevale. Il progetto fu affidato ad Antonio da Sangallo il Vecchio e portato a termine dal nipote, Antonio da Sangallo il Giovane, sotto il pontificato di papa Giulio II. Il mastio ottagonale, il pozzo del cortile maggiore e il portone di accesso alla fortezza, risalgono a quel periodo. Interventi di restauro e di abbellimento, ci furono con i pontefici successivi. Il forte fu non solo una architettura militare, |
ma anche una dimora papale; questo fino all'Ottocento. Al suo interno vennero ospitati Clemente VIII, Pio V e Pio VII. Dal 1846 divenne carcere militare, poi prigione per i detenuti politici dello Stato pontificio, tanto da meritarsi l'appellativo di Bastiglia di Roma. Il brigante Gasparone fu imprigionato per circa quarant'anni nel forte che dal 1945 al 1968 venne utilizzato come alloggio per gli sfollati. Attualmente è sotto la giurisdizione della Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale, ed è sede del Museo Archeologico dell'Agro Falisco. La struttura architettonica del forte è completata da una serie di affreschi: i paesaggi dell'androne, |
gli affreschi all'interno della cappella papale, denominata cappella della Rosa e quelli degli appartamenti papali, la cui attribuzione ai fratelli Zuccari, i pittori che lavorarono a Caprarola, sembra dover esser messa in discussione. A questi, vengono ad aggiungersi le grottesche del cortile maggiore, la cui attribuzione a Pier Matteo d'Amelia sembra dover esser messa in discussione, dopo il recente ritrovamento di un affresco datato XV-XVI secolo, raffigurante una Madonna con Bambino, situato in origine nella penultima stanza degli appartamenti papali. |
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Il Duomo dei Cosmati Conosciuto anche come chiesa di Santa Maria Maggiore, venne costruito verso la fine del XII secolo. Gli architetti che vi lavorarono, appartenevano ad una delle più importanti famiglie di marmorari dell'epoca; quella dei Cosmati. La facciata del Duomo è preceduta da un portico, scandito da colonne. Sull'architrave poi, in origine doveva esserci una decorazione a mosaico blu con una scritta in oro, di cui restano poche lettere. Al centro del porticato si può ammirare un arco sostenuto da due pilastri. Su quello di sinistra compare il nome |
Jacobus Laurentii, che insieme al figlio Cosma, si occuparono della realizzazione del portico. Ai pilastri su menzionati, se ne aggiungono altri due. Su tutti e quattro figurano i simboli dei quattro Evangelisti, mentre sull'arco centrale si può vedere l'immagine dell'Agnello, simbolo di Cristo, e nei pennacchi laterali invece vi sono due aquile. Epigrafi romane e medievali, insieme a reperti di varie epoche, sono raccolti sotto il portico.
All'interno del Duomo vi si accede tramite un portale centrale, ornato da quattro colonne corinzie; due delle quali posano su leoni stilofori, uno per |
ogni lato, rappresentanti il male e che stringono fra le zampe due figure maschili che simboleggiano il fedele al quale è impedito di accedere alla salvezza. Al portone centrale se ne aggiungono due laterali. All'interno solo la pavimentazione e la cripta sono del XII-XIII, il resto risale al restauro settecentesco, voluto dal vescovo Mons. Tendarini, che stravolse l'aspetto originario dell'intero edificio. Oggi il Duomo si presenta con una pianta ad aula unica, e ben otto cappelle si snodano lungo tutto il suo perimetro. |
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Quelle poste sul lato sinistro sono, partendo dall'ingresso e spostandosi verso il transetto: 1) La cappella di S. Anna, 2) Ex cappella del Rifugio, 3) cappella dell'Immacolata, 4) cappella del SS. Salvatore, contenente la tavola della Madonna del Rosario, attribuita ad un artista di scuola romana e datata XV-XVI secolo. Sul lato destro invece, partendo dall'altare e spostandosi verso l'uscita abbiamo:
1) la cappella della Madonna della Luce, con all'interno un affresco del XIV secolo. 2) cappella di San Giuseppe, con all'interno il dipinto che ha come soggetto la Fuga in Egitto datato al 1600. 3) La cappella del Sacro Cuore. 4) cappella del Salvatore. |
Dietro all'altare maggiore campeggia una tela con l'immagine dell'Annunziata, opera di Pietro Nelli, del XVIII secolo. Lateralmente invece ci sono, a destra il Martirio dei Santi Giovanni e Marciano, a sinistra la Resurrezione di Giovanni. Ai lati del presbiterio ci sono due porte che conducono, quella di destra alla sacrestia, l'altra invece, all'Oratorio del Sacro Cuore, costruito nel XIV secolo come cappella dedicata a S. Giovanni Battista. Al suo interno compaiono murati, due plutei ed un sarcofago medioevale che illustra una scena di caccia. Si possono ancora ammirare alcuni affreschi del XIV secolo sulla parete sinistra. |
Altri ce ne sono anche nel catino absidale. Nella cripta posta sotto l'altare e coperta da volte a crociera sorrette da colonne con capitelli di varie epoche, oltre ai due cibori realizzati da Pietro da Siena per l'allora governatore Rodrigo Borgia, c'è anche un piccolo altare sormontato da un medaglione del Settecento con l'effigie dei SS. Gratiliano e Felicissima. Quest'ambiente venne utilizzato come sepolcreto dei vescovi della diocesi.
Molto bello è anche l'organo, anch'esso del '700, recentemente restaurato. Sembra che nel 1770 Mozart andando via da Roma si sia fermato a Civita e in quell'occasione suonò l'organo sopra citato. |
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Palazzo Onorati Nel punto di confluenza tra Piazza del Duomo e la via laterale dedicata a Garibaldi, sorge Palazzo Onorati, costruito tra il 1740 e il 1745 su progetto di Gaetano Fabrizi, restauratore del Duomo negli anni 1734-1740 e Filippo Barigioni, autore del Ponte Clementino. |
Da Piazza del Duomo, proseguendo lungo Via Rosa, al n.16 sorge uno splendido palazzo rinascimentale dove alloggiarono nel 1800, Carlo Emanuele IV e Clotilde di Savoia. |
Sulla via opposta invece, quella dedicata a Don Minzoni, ai nn.39-43 si possono ancora ammirare due portali gotici e al n.2 un edificio, anch'esso di età medioevale, con un grande portale ed una scalinata. |
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Chiesa di San Francesco Immettendosi nuovamente in Via Garibaldi, ad un tratto si guinge nella Piazza del comune, al centro della quale sorge una fontana, la fontana dei draghi, commissionata nel 1585 da papa Gregorio XIII Boncompagni. Il drago infatti era il simbolo araldico di questa famiglia.
Il lato corto invece, è occupato dal palazzo comunale, edificato al tempo di Leone X, nella prima metà del XVI secolo. La parte sinistra è occupata dal magnifico Palazzo Morelli, costruito intorno al 1740, probabilmente per la famiglia del canonico Morelli. I progettisti furono gli architetti viterbesi Tommaso e Giuseppe Prada, |
che lavorarono anche nel Duomo di Ronciglione. Situata nella Piazza del comune, la chiesa di San Pietro, oggi conosciuta come San Francesco, venne costruita nel XIII secolo e restaurata una prima volta nel Rinascimento poi, nel Settecento. La dedica al santo di Assisi è dovuta al fatto che alla chiesa era annesso un convento appartenente ai frati. Tra le opere d'arte custodite al suo interno, due sono quelle che spiccano in modo particolare. Si tratta della tavola che ha come soggetto San Bernardino, del pittore senese Sano di Pietro, |
collocata nel primo altare a sinistra e dell'Adorazione del Bambino, di Antoniazzo Romano del secondo altare a destra, entrambe del XV secolo. Nella zona del coro è posto un tabernacolo, per la cui tipologia chiaro è il rimando alla tradizione toscana e alla bottega di Agostino di Duccio. Discreta è la pala d'altare datata 1531. Non lontano dall'edificio descritto sopra, si trova Via Bruno Buozzi. Sul lato destro, la prima via interna è Via di Corte. Qui al n.6, si innalza la torre cosiddetta del Pirolo, con due finestre riquadrate e coronamento a mensola. |
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Palazzo Montalto Proseguendo lungo Via di Corte, sul lato destro si incontra Palazzo Montalto Peretti, fatto costruire nel Cinquecento dal cardinale Felice Peretti, sulle rovine di una corte feudale. Questi lo utilizzò come dimora durante i lavori di costruzione di Ponte Felice, sulla Via Flaminia. |
Quando il cardinale divenne papa con il nome di Sisto V, il palazzo venne donato alla nipote Flavia e al consorte, il principe Orsini. Gli affreschi che celebrano i fasti della famiglia Peretti e che sono collocati nella sala principale, vennero eseguiti |
da un pittore famoso in quel periodo, Antonio Tempesta. Il committente fu Alessandro Peretti, nipote di Sisto V. |
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Palazzo Petroni - Trocchi Immettendosi nuovamente in Via Bruno Buozzi, sul lato sinistro si incontra Palazzo Petroni - Trocchi, progettato da Battista da Sangallo, fratello di Antonio da Sangallo il Giovane, Andrea da Firenzuola e Benedetto Torchiarino nel 1544. |
L'intera costruzione si sviluppa su due piani divisi da una cornice marmorea, ed ha due portali a bugnato, su ciascuno dei quali sono ancora visibili degli stemmi. |
Al suo interno alloggiarono personaggi illustri quali la regina di Inghilterra Maria Clementina Sobiesky e il re di Spagna Carlo IV con la consorte Maria Luisa, durante il loro esilio. |
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Porta di Giove città, e cioè quella posta sul lato occidentale nota con il nome di Porta Giove, per la scultura che orna la chiave di volta dell'arco.
L'area urbana presenta un assetto regolare, impiantato sui due assi viari principali, di cui la via Amerina costituiva il cardine massimo.I primi interventi di scavo furono effettuati già a partire dall'800 nel corso dei quali furono riportati alla luce i resti del teatro, successivamente ricoperti ed oggi non visibili. |
Esso presentava una cavea in peperino ed ornamenti e colonne in marmi pregiati. Gran parte dei materiali rinvenuti finirono sul mercato antiquario, ad esempio una statua femminile di grandi dimensioni oggi a Berlino e due statue di sileno conservate al Louvre. L'area attualmente visibile all'interno della città appartiene ai più recenti scavi degli anni '70, nel corso dei quali è emersa una parte di un isolato in prossimità della zona presunta del Foro. |
L'area risulta compresa fra assi viari e presenta un podio monumentale da attribuirsi presumibilmente ad un edificio templare. All'esterno della cinta muraria, nel lato nord, trovano invece collocazione i resti dell'anfiteatro, di dimensioni modeste e costruito in opera cementizia con paramento in blocchi di tufo e peperino. |
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Santa Maria in Falleri L'Abbazia di S. Maria in Falleri è situata all'interno della città di Falerii Novi, in asse con la Porta di Giove. Sorta forse sul sito dell'antica cattedrale, successivamente divenne la chiesa dell'abbazia benedettina. Questa comunità si insediò in quella zona a partire dal 1036. A partire dal 1143/45, divenne proprietà dei cistercensi. |
La chiesa infatti, è un tipico esempio di architettura cistercense, nella quale la funzionalità dell'edificio prevale sull'aspetto. La struttura interna è a tre navate con transetto sporgente coperto a botte con cinque cappelle semicircolari. Il monastero fu soppresso nel 1392, mentre il crollo del tetto avvenne nel 1829. |
La versione odierna della chiesa pertanto è frutto di numerosi e accurati restauri. |
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Chiesa di San Gregorio Dalla piazza principale, prendendo per la Via Tribuna, si giunge presso la Chiesa di S. Gregorio. La struttura, realizzata tra la fine del XII e inizio del XIII sec., ha subito nel corso degli anni numerosi interventi di restauro e di parziale rifacimento. Costruita con pianta a croce egizia, presenta un alto transetto e tre piccole absidi di cui la centrale a forma poligonale. |
La facciata, posta su via San Gregorio, è tripartita e presenta un semplice portale, un oculo e finestrelle laterali ad arco. L'interno, dove si possono ammirare resti di d'affreschi quattrocenteschi, è stato realizzato a tre navate. Il campanile annesso alla chiesa si presenta a due ordini sovrapposti di monofore e bifore con colonnine marmoree e capitelli a stampella. |
Il campanile annesso alla chiesa si presenta a due ordini sovrapposti di monofore e bifore con colonnine marmoree e capitelli a stampella. |
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Santa Maria dell'Arco (oggi Santa Maria del Carmine)
Proseguendo verso Via Ferretti, la strada che passando sotto l'ospedale Andosilla si collega con la Via Flaminia, si incontra sul lato sinistro la chiesa di Santa Maria dell'Arco, denominata così in quanto secondo la tradizione, per entrare al suo interno si doveva attraversare un arco. Datata tra l'VIII e il IX secolo, sembra che venne utilizzata come cattedrale ancor prima del Duomo dei Cosmati. |
La facciata tripartita, fatta di tufo ed intonaco, è preceduta da un atrio, ora usato come giardino. L'interno è diviso in tre navate da colonne di spoglio, le cui basi sono sepolte sotto l' attuale pavimentazione in cotto, ad eccezione della terza colonna a destra e della prima e terza colonna a sinistra. La navata centrale ha una copertura a capriate e lungo il suo perimetro sono visibili, nella parte alta, delle monofore murate in seguito all'apertura di finestre più grandi. |
A causa dei molti restauri, soprattutto quelli del XVI secolo, non è più possibile riconoscere le murature originarie. Interessante poi è il campanile che consta di tre ordini di bifore, l'ultimo dei quali posa su colonne di marmo, le altre invece su pilastri, ed è fatto con diversi tipi di cortina: laterizi e mattoni. La base poi, è di tufi, mattoni e marmi. Questi ultimi sono di età romana. |
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I DINTORNI DI CIVITA CASTELLANA
La necropoli della via Amerina
La via Amerina era il più importante asse di comunicazione
dell'ager faliscus, non è ancora conosciuta la data certa della sua costruzione, ma è indicativo il fatto che il tracciato della strada costituisca il cardine massimo della città di Falerii Novi, sorta nel 241 a. C. dopo la distruzione di Falerii Veteres ad opera dei romani.
La via Amerina può essere considerata una vera e propria opera d'ingegneria creata in rapporto alla romanizzazione del territorio falisco, essa costituiva il percorso più breve che collegava Roma all'Umbria e dipartendosi dalla via Cassia all'altezza della Valle del Baccano, raggiungeva la città di Ameria
(l'odierna Amelia) in appena 56 miglia.
La pavimentazione in basolato, evidenzia la sua origine romana.
Il percorso della via Amerina sopravvisse e fu utilizzato almeno fino all'età medievale. In età alto medievale costituì l'asse di comunicazione principale con l'esarcato bizantino di Ravenna, e divenne addirittura più importante della via Flaminia, divenuta in quel periodo poco sicura a causa della presenza Longobarda nel territorio. In seguito allo scampato pericolo rappresentato dai Longobardi, la via Flaminia tornò ad essere lo snodo di comunicazione principale a scapito della via Amerina che subì un rapido declino.
Oggi grazie all'intervento della Sovrintendenza per l'Etruria Meridionale e al lavoro svolto dai volontari del Gruppo Archeologico Romano è possibile ammirare per ampi tratti il tracciato dell'antica strada che si sviluppa in un contesto ambientale e paesaggistico di grande suggestione.
Particolare attenzione merita il complesso della necropoli, il cui settore meridionale è stato oggetto degli interventi sopra citati. L'area archeologica è accessibile dalla via Nepesina (all'incirca al Km 10 del tratto tra Nepi e Civita Castellana) in Località Tre Ponti. In questo tratto la via Amerina corre entro una serie di tagliate, le cui pareti tufacee sono state utilizzate per lo sviluppo della necropoli.
Da questo punto fino a Falerii Novi, la via Amerina supera ben quattro corsi d'acqua (il fosso dei Tre Ponti, il fosso Maggiore, il Rio Calello e il Rio del Purgatorio) su altrettanti ponti di cui rimangono i resti. Tra questi merita particolare menzione il primo dei quattro, un'opera monumentale oggi ancora perfettamente conservato. Esso è costruito in blocchi di tufo posti in opera di testa e di taglio senza legante né grappe, presenta una sola fornice, impostato su due pilastri di rinforzo. In base alla tecnica edilizia è possibile datarlo intorno al III sec. a.C.
Una volta superato questo primo ponte, è possibile osservare in successione continua, varie tipologie di tombe: a camera con vestibolo e caditoia, loculi semplici e ad arcosolio, colombari. Esse danno un'idea dell'intensità di frequentazione del sito nelle varie epoche. All'interno di alcune è ancora possibile intravedere tracce di decorazione pittorica.
Poco prima del Fosso Maggiore, ci si imbatte in una "piazzola" nella quale trovano collocazione alcuni sepolcri monumentali. Il complesso comprende tre monumenti funerari di tipo a dado, a pianta irregolarmente rettangolare, mentre in posizione centrale, si trova un monumento funerario a fregio dorico di cui rimane la parte inferiore, a pianta quadrata. Al di sopra del basamento si ergeva una struttura con andamento circolare o semicircolare, al cui interno era collocata l'urna cineraria andata perduta. Grazie anche ai materiali rinvenuti, il sepolcro può essere datato all'età augustea. La sua importanza inoltre è accresciuta dal
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